7 luglio 2016

Regione Campania, Francesca beneduce: L'esperta di pari opportunità si esprime sulle unioni civili

francesca beneduce

Napoli, 7 lug. - E' garante della politica paritaria in Campania. Francesca Beneduce, Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione, è un'esperta del settore. Con questo incarico, a dispetto di ogni appannaggio politico lavora sui territori ponendo in essere azioni e progettazioni atte a garantire una parità di genere che vede le donne tutelate e attive nel lavoro, nella famiglia, nel sociale,  occupandosi anche di immigrati, disabili e frange più emarginate. Laureata in Scienze politiche, dopo due Master professionalizzanti in Biblioteconomia-gestione bibliotecaria e Sviluppo locale ed ambientale, la Beneduce ha messo a sevizio dei cittadini sensibilità e competenze.

Attenta alle questioni burocratiche e non solo che creano disuguaglianza sociale, la dottoressa Beneduce interverrà venerdì 8 luglio in una tavola rotonda sulle unioni civili in Regione Campania. In questa occasione parlerà di famiglia e diritti paritari, motori attivi della politica delle Pari Opportunità.



- Nuovi diritti e nuove famiglie. Qual'è la sua opinione in merito alla legge sulle unioni civili?

Personalmente sono una moderata liberale e credo fortemente nell'esigenza di doverci adeguare alla nuova società che si sta delineando, per cui se è desiderio di un adulto sano e consapevole unirsi civilmente e ciò non intacca l'altrui libertà, nessuno di noi può ergersi a giudice. Non a caso in merito si è espresso di recente anche Papa Francesco ribadendo la frase: "Chi sono io per giudicare?". Mi associo a questa linea di pensiero. Già per natura non giudico; sicuramente sono molto sensibile ai fatti di cronaca che sono accaduti e che hanno visto uomini e donne che hanno vissuto una vita accanto al proprio compagno, in caso di malattia di quest'ultimo, allontanati dagli ospedali senza che venisse data loro possibilità di restare insieme alla persona amata.

- Il DDL Cirinnà ha scatenato nel Paese numerose polemiche. La società si è divisa tra favorevoli e contrari alla legge. Le unioni civili stanno davvero attuando un processo di dissimulazione culturale nel Paese?

Rendere normale ciò che per orientamento culturale oggi è comune, credo sia un bel passo avanti per tutti. Il ricorso alle unioni civili deve sicuramente essere una libera scelta da rispettare in quanto tale, perchè parliamo di un contratto sottoscritto da un soggetto consapevole. E' un atto di liberalità, una profonda possibilità in più che esiste.

- La legge che equipara tutte le coppie indistintamente, ha proposto un nuovo modello di famiglia italiana, lanciando il problema della stepchild adoption. Quali sono le opinioni che lei ha raccolto da parte di altre donne sul tema?

C'è una grossa spaccatura anche tra le donne. Personalmente sono per la famiglia tradizionale, però a fronte delle storture alla Nicki Vendola che va a "comprare" un bambino all'estero, preferirei sempre l'adozione di minori privi di famiglia negli istituti, per i quali sarebbe meglio avere due papà e due mamme piuttosto che nessuno, purchè i genitori siano soggetti equilibrati ed emotivamente sani. Capisco anche la posizione di chi rifiuta l'idea dell'adozione garantita a coppie omo, ma bisogna pensare ai tanti ragazzi orfani e soli. Queste nuove famiglie sarebbero supportate e controllate nell'iter adottivo,  perchè avere dunque questa mentalità chiusa?

- Utero in affitto: da donna, crede sia giusto ricorrere a determinate metodologie procreative?

Quando si forza la natura prima o poi lei ci si ritorce contro, quindi non sono assolutamente d'accordo per questa pratica dell'utero in affitto, perchè un figlio deve comunque essere un atto d'amore.

Potendo sensibilizzare il mondo femminile ad una presa di consapevolezza piena dei propri diritti sull'argomento, lei cosa sceglierebbe di fare?

Anzitutto bisogna far conoscere alle donne ciò di cui stiamo parlando. E' una questione di educazione al sentimento stesso. Molte vedono la pratica dell'utero in affitto come ultima frontiera, perchè anzichè vendere un rene, scelgono una gravidanza di 9 mesi, partoriscono e raggiungono un loro obiettivo. Occorre tener conto anche del distacco psicologico che si va a creare con questa azione. Da mamma  me ne riguarderei bene dal farlo, così come per l'aborto, ma capisco che ci sono situazioni e situazioni.

- Nelle politiche di genere è importante attuare campagne di sensibilizzazione sul tema. Purtroppo nonostante tutto, riguardo la violenza sulle donne i dati non danno merito al lavoro sociale che si sta promuovendo. Quali sono a suo avviso i limiti della politica italiana in merito?

Il limite è forte, perchè mi chiedo fino a che punto la politica possa entrare nella vita intima di una famiglia nelle quattro mura domestiche. C'è poi una stortura tra il simbolismo e il pratico in fatto di femminicidio: più ne stiamo parlando a mio avviso, più questo problema si sta moltiplicando a macchia d'olio. Gli atti di violenza sulle donne ci sono sempre stati. In molti casi il movente del femminicidio è la gelosia, il possesso e la paura di perdere una compagna come fosse un oggetto. E' molto controversa come cosa.

- Le donne denunciano le aggressioni, ma spesso poco o nulla accade. Come si può superare questo deficit inammissibile?

Riguardo i centri antiviolenza credo che il lavoro chiuso in delle stanze non basti. Le donne abusate vanno cercate. Lo abbiamo fatto noi istituendo il centro d'ascolto per le donne affinchè si attuasse un passa parola tra le stesse e ricorressero ad un aiuto. Andavamo a casa di queste signore, parlavamo con loro. L'intervento donna a donna non è sempre ottimale. Siamo in una società matura in cui possiamo abbandonare certi steccati solo femminili. Perfino le politiche delle Pari Opportunità  con la legge n.215 lo hanno stabilito. Uno dei miei Comuni di competenza, Somma Vesuviana, ha attuato questa sperimentazione inserendo nella Commissione Pari Opportunità anche soggetti maschili.

- Il monito che Francesca Beneduce vorrebbe dare alla società attuale, quale potrebbe essere?

Nell'ottica di mettermi al servizio degli altri senza ergermi sul pulpito, più che un monito il mio è un suggerimento modestissimo: "Ascoltiamoci un pò più tutti!".
fonte: ilmonito.it
intervista di: PINA STENDARDO

 

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