Roma, 30 gennaio- 24.618, tante sono le donne costrette a licenziarsi “volontariamente” dal proprio posto di lavoro, da quanto emerge dai dati forniti dall’Ispettorato nazionale del lavoro relativi all’anno 2016. La motivazione è la difficoltà di assistere il proprio bambino e di conciliare la vita da mamma con il lavoro. L’ispettorato ha evidenziato la mancanza di posti al nido, i cui costi spesso sono troppo elevati e la mancanza di aiuto da parte dei nonni che sono ancora al lavoro o lontani.
Le problematiche emerse, uniscono in modo trasversale l’Italia, in cui, per una volta ed in modo triste, non fa differenza alcuna risiedere al nord o al sud. Il dato ufficiale delle donne che si sono licenziate è di 29.879, tra le mamme, appena 5.261 sono i passaggi ad altra azienda, mentre le restanti 24.618 hanno denunziato difficoltà di conciliazione vita-lavoro. Per gli uomini la situazione è diversa: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passaggi ad altra azienda e gli altri hanno deciso di farlo per difficoltà familiari. Considerando i dati aggregati, il numero più alto di dimissioni è stato registrato al Nord, 23.117, mentre al Centro sono state 8.562 e al Sud 6.059. In generale i cambi di azienda non incidono così tanto (al Nord sono stati circa 8.000). Ma al Sud sono davvero pochissimi, appena 350. Emerge chiaramente l’incidenza sul dato relativo della disoccupazione femminile, ancora più pesante al sud.
L’assenza o l’inadeguatezza di politiche per la famiglia, inevitabilmente condannano il nostro Paese a scelte difficili come quella tra avere un figlio e lavorare, con buona pace di coloro che gridano all’estinzione degli italiani ma che guardano hanno gli strumenti e non intervengono.
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